Le lacrime di Ciro, fidanzato di Paola: “L’amavo ma i suoi familiari dicevano: meglio morta che con uno così”

Acerra – “Stavamo insieme da tre anni ma la famiglia di Maria Paola non voleva. Dicevano che eravamo due donne. Io però non sono una donna. Per loro invece sì. Addirittura, li ho sentiti dire che avrebbero preferito che la figlia morisse, piuttosto che stare con uno come me. Un masculillo”. Ora che il pendolo della cronaca ci riporta al Parco Verde di Caivano per un’altra storia di dolore e sofferenza , è da una foto postata sui social che dobbiamo partire. Ci sono un ragazzo e una ragazza che si abbracciano. Sembrano felici.

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Amore mio.., oggi sono esattamente 3 anni di noi, 3 anni. A prenderci e lasciarsi in continuazione.. avevo la mia vita come tu avevi la tua.. ma non abbiamo mai smesso di amarci.. dopo 3 anni ti stavo vivendo ma la vita mi ha tolto l’amore mio piu? grande la mia piccola. Non posso accettarlo perche? Dio non mi ha chiamato me? Perche? proprio a te amore mio.. non riesco piu? a immaginare la mia vita senza te.. non ci riesco. Non riesco piu? a dormire penso a te 24 su 24 amore mio, mi manchi, mi manchi tantissimo. Eri l’unica per me, l’unica che mi amava veramente. Non posso accettarlo ancora.. non ci riesco. Mi mancano le tue carezze.. mi manca quanto mi svegliavi la mattina a darmi fastidio. Mi manca tutto di te., non ho mai smesso di amarti dal primo giorno che ti ho vista.., Ti amero? sempre piccola mia.????

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Adesso Ciro è qui, nel cortile della clinica Villa dei Fiori di Acerra. Ha il braccio ingessato, un livido sotto gli occhi. Ciro, appunto, che all’anagrafe si chiama Cira ed è di sesso femminile. “A 15 anni ho capito chi ero e ho preso la mia decisione. Questo è quello che sono”, ripete mentre la mamma, Rosa Buonadonna , commossa, lo guarda. Maria Paola Gaglione non c’è più. È morta cadendo dal motorino in sella al quale viaggiava insieme a Ciro. Secondo la Procura, l’incidente è stato provocato dal fratello di lei, Michele, che li ha inseguiti in sella a una moto fino a mandarli fuori strada e ora è in carcere.

Ma questo è materiale per magistrati e avvocati. La vita è un’altra cosa e la racconta Ciro.
Avere il corpo di donna ma essere un uomo dentro non è facile da nessuna parte, figuriamoci qua, dove non ci sono solo pregiudizi, ma anche uno Stato incapace di aiutare i più fragili. Ciò nonostante, c’è chi riesce a non farsi condizionare.

Cronaca

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“Ne ho parlato subito con mia madre. Ci ha messo cinque anni per accettarlo, ma non mi ha mai lasciato solo”, sottolinea Ciro. “Non volevo ammetterlo, sono sincera spiega Rosa – ho sofferto. Ho pianto.
Ma non l’ho mai trattato male. Non ci ho mai pensato a cacciarlo di casa. Mi sono sforzata di comprendere. Mi sono confrontata con le mie amiche. E anche se non ho studiato, ho capito. Meglio così, mi sono detta, che non avere più un figlio. Se si fosse ammalato, l’avrei perso. È la sua natura, è mio figlio”. Poi Ciro ha incontrato Maria Paola. “Non era la mia prima ragazza, ma il mio primo amore sì. Lo è sempre stato. La donna della mia vita. Ci eravamo conosciuti tre anni fa, nella villa di Caivano. Da nemmeno un mese ci eravamo trasferiti ad Acerra per stare più tranquilli. I suoi non accettavano la nostra relazione. Dicevano che l’avevo infettata, ma non è vero. Non riesco a immaginare la mia vita senza di lei”.

Vivere una relazione si è rivelato un passo ancora più duro, troppo per la famiglia di Maria Paola. Un’ostilità che secondo Ciro e la madre sarebbe sfociata in minacce vere e proprie. “Una volta sono venuti in cinque a casa nostra – afferma Rosa – il padre, il figlio e non so chi altro. Dicevano che se Ciro si prendeva la figlia dovevo morire anche io, che mi avrebbero fatto anche chiudere la baracca dove vendo le sigarette per vivere. Sono sola, non ho un marito e devo andare avanti”. Eppure il peggio sembrava essere passato se è vero, come dice Rosa, che il giorno prima della tragedia “una parente loro mi ha chiamato per dirmi che ormai la madre di Maria Paola aveva accettato questa cosa. Sei madre, facciamo la pace. Invece non era vero”.

E siamo a venderdì sera. Ciro e Maria Paola sono in scooter. “Appena sono uscito dal vicolo me lo sono trovato davanti. Ci ha inseguito e gridava verso di me: “Ti devo uccidere, ti devo uccidere”. Maria Paola allora gli diceva: “Ci sono anche io sul motorino”. A lui non interessava.

Quando siamo caduti, mi sono avvicinato a lei per soccorrerla, ma lui mi ha picchiato”. Rosa dice che in questo modo “hanno spezzato due cuori” e accusa la madre di Maria Paola, che sarebbe stata addirittura “contenta” e avrebbe commentato: “Mio figlio ha fatto bene, perché la sorella usciva con una femmina”. Ma anche su questo dovrà essere il processo a dare una risposta. Intanto la coppia della foto è stata cancellata e Ciro, che ha solo 22 anni e da sempre deve nuotare controcorrente, sembra svuotato.

“Non sogno più niente per il mio futuro. Non ce la faccio, non ce la potrò mai fare senza di lei. Vorrei vederla anche solo per un attimo. Però chiedo giustizia. Non per me, per Maria Paola”. La voce trema, gli occhi sono lucidi. Vorrebbe piangere. Quando gli chiedi se ha paura, scuote il capo. “No, quella l’ho già avuta. Adesso non più”. Rosa incrocia il suo sguardo: “Penso anche io la stessa cosa. Chiedo giustizia. E non ho paura. Se dobbiamo morire, moriremo insieme. Madre e figlio”.
 

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